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8 Marzo, storia della lotta sociale

Auguri, mimose, cene fuori, feste di qualsiasi tipo, e magari intanto si è perso di vista il vero significato di questa ricorrenza. Il tempo ha trasformato un evento storico in un avvenimento consumistico, quando invece la sua istituzione nasce come ricordo di lotte e conquiste del sesso femminile. E’ il 1977 quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituisce l’8 marzo come giornata dedicata ai diritti della donna e la pace internazionale femminile. Pretesa di uguaglianza, segnalazione di oppressione sociale, famiglia, lavoro, questo è il senso di tale istituzione.

Già dall’inizio del XX secolo, vari furono gli avvenimenti significativi di questa lotta sociale: nel 1910 a Copenaghen, la Conferenza Internazionale Socialista delle Donne proclama la Giornata Internazionale delle Donne che lavorano, come giornata di lotta per i diritti e per il raggiungimento del suffragio universale. Nel marzo 1911 a New York, oltre un centinaio di donne sono rimaste uccise e altrettante ferite, nell’incendio di una fabbrica di camicie, tragedia questa che mutò le leggi del lavoro in America. Diritto al voto, possibilità di ricoprire cariche pubbliche, a non esser discriminate in quanto donne, su questo si dibatteva all’interno della Giornata Internazionale delle Donne tenutasi per la prima volta in Germania, e che si è diffusa poi in Austria, Danimarca e Svizzera. Gli incontri vedevano aumentare ogni volta il numero dei partecipanti, e pian piano cresceva la coscienza e la volontà che qualcosa dovesse necessariamente cambiare. In Russia, madri, operaie, mogli di militari scendevano in piazza a protestare per richiedere il pane per i propri figli e guidando una mobilitazione ancor più generale che voleva la fine del primo conflitto mondiale. Parteciparono quindi al crollo del regime zarista, a mutare la storia. Così durante la Seconda Conferenza Internazionale delle Donne (14 giugno 1917) a Mosca fu istituito l’8 marzo come Giornata internazionale dell’operaia. Nel ’22 fu la volta del Partito Comunista Italiano che cominciò a festeggiare la Giornata della donna, ufficializzata solamente sul finire del secondo conflitto mondiale, quando la mimosa divenne il simbolo di queste celebrazioni (1946).

La donna diventa sempre più partecipe della lotta sociale, scende in campo al fianco degli uomini inneggiando a un nuovo sviluppo, al riconoscimento dei diritti dell’uomo in genere, alla famiglia, al lavoro, e al riconoscimento suo stesso in quanto persona. Una parità di diritti, un riconoscimento sociale che rendesse i diritti della donna uguali a quelli di ogni altro individuo sociale, questo significava 8 marzo. Una conquista che il tempo avrebbe dovuto far crescere, che è cresciuta, ma con tanti e troppi limiti che continuano a rimanere. In alcuni paesi, l'identità, l’esser donna ancora non è rispettato, per questioni di pensiero, per motivi religiosi. Nell’Occidente avanzato - seppur la situazione sia diversa e migliore - continua a non mancare una certa differenza sociale tra uomo e donna.

In Italia, oggi,  il Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha posto l'accento su quanto sia attualmente poco limitata la possibilità di carriera di una donna, il suo stesso stipendio ad oggi è minoritario rispetto a quello degli uomini. Sottolinea quindi l’immaturità del nostro paese e della necessità di reclamare ancora nuovi e maggiori diritti, visto che ci si ritrova dinnanzi a datori di lavoro che vedono come limite anche solo una possibile e futura gravidanza. E come dimenticare la violenza che ogni giorno questo sesso subisce, in un contesto sia lavorativo, che familiare. Donne vittime dei loro stessi compagni, delle loro follie, e di quelle di altri uomini.

Contraddizioni continue, conquiste limitanti, questa è la situazione attuale. Ricordare è bene ed è necessario, ma per continuare a portare avanti esempi di lotte passate per nuove conquiste, non scadendo nel mero consumismo e nella banalità. 

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