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L'Italia delle contraddizioni


Ennesima morte sul lavoro, ennesimo suicidio dovuto all’increscere dei debiti: e’ questa la situazione italiana attuale. Imprenditori che non riescono a sopravvivere ai debiti, alle spese, e decidono di darsi fuoco – davanti all’agenzia dell’entrate di Bologna ieri, a Verona oggi – o di impiccarsi in casa. Il bilancio inizia a diventare sempre più preoccupante col passare dei mesi, delle settimane. Tutto dimostra che il fenomeno crisi inizia a non esser più controllabile. Gesti estremi che sono – per personale opinione – solamente l’inizio di quello che ci aspetta nei prossimi mesi.

L’Italia è scandita dalle parole: crisi, disoccupazione, povertà. Titoli di testate e telegiornali continuano a metterle in risalto. Si vive in attesa della riforma del lavoro, di una situazione che dovrebbe smuoversi, dell’abolizione o meno dell’articolo 18, si bifonchia di flessibilità sul lavoro, di interrompere la monotonia e cambiare. Ma la realtà? Quale è la realtà del nostro caro Bel Paese!? In televisione, opinionisti vengono chiamati a discorrere sull‘italiano medio, bamboccione, che vive a casa dei propri genitori, che allunga i tempi di studi più del previsto, divenendo gergalmente uno “sfigato”, che preferisce la nullafacenza al rimboccarsi le maniche.

Veniamo alla situazione reale, quella di un qualsiasi giovane che vedendo l’imprenditore che pone fine alla propria esistenza, potrà immaginare cosa gli aspetta; che si affretta a laurearsi – e se non lo fa in qualche caso (che magari in pochi considerano) per problemi che vanno oltre il semplice divertimento – per entrare in un mondo del lavoro dove gli richiedono esperienza, un auto, una totale disponibilità per una miseria di stipendio, qualora fosse preso. Una laurea su cui di recente si dibatte per annullarne il valore legale, un voto che conta e non conta, un corso di studi che ci è stato “cortesemente” allungato per parcheggiarci in qualche modo fino ai quarant’anni (età media in cui di solito si riesce ad avere un impiego decente!) perché le poltrone rimangono bene di lusso di uomini troppo adulti che se possono cedono al prossimo a loro più vicino. Triennale, specialistica, master. Si triplicano i corsi di studio, ottieni una qualifica che dovrebbe portarti agli sbocchi che la guida dello studente indica alla fine di ogni corso. Finisci e ti ritrovi con nulla in mano. Che sia il periodo è solo una mera giustificazione a una realtà da sempre esistita e sotto gli occhi di tutti. La situazione ad oggi è solo peggiorata. Tirocini sottopagati, impossibilità di sviluppare le tue conoscenze, provi a spostarti in altri posti e la situazione non migliora. Passi per le strade e incontri anche gente ben vestita come te che chiede l’elemosina, che fa la fila alle agenzie interinali, o che si lamenta perchè non arriva niente.

Provi a cimentarti in altre situazioni lavorative che magari non ti appartengono, e ti serve l’esperienza, quindi ti chiedi se sia stato più giusto studiare e impegnarti in quello o se dovevi prendere più tempo per fare anche dell’altro; l’auto è diventato indispensabile requisito anche per il più semplice lavoro; e così via.

La flessibilità!? Forse l’attenzione dei nostri governanti non si è mai soffermata sul più sempice degli annunci per rendersi conto che sei vecchio ormai a qualsiasi età. Bamboccioni!? Ammortizzare le spese dell’affitto per lo meno, perché quattrocento/cinquecento euro, ma anche il semplice stipendio di un impiegato statale basta davvero appena a coprire le spese minime. Riforma del lavoro!? Il datore di lavoro diventa sempre più un negriero e il lavoratore verrà sempre più sfruttato.
Vivere alla giornata è il futuro che l’Italia si sta aprendo ad accogliere. 
 

 



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